Ci iscriviamo spesso a corsi formativi. A volte legati al mondo del branding, qualcuno sull’operatività nella progettazione grafica, altri ancora sulla scrittura. Quando il corso volge al termine, ci piace la sintesi che i docenti propongono, nella formula dei do’s and don’ts. Vorremmo provare a fare lo stesso.
Si è soliti partire dalla lista dei do’s, ovvero le cose che si suggerisce di fare, ma dato che questo non è un corso e che a noi piace sparigliare le carte, inizieremo dalla prima cosa che consigliamo a un brand di non fare. Già si evince dal titolo: Non ti fermare. Ma in che senso? Ne abbiamo individuati almeno tre.
Non ti fermare all’apparenza
L’abito non fa il monaco, recita il proverbio. Qual è l’abito di un brand? È la sua identità visiva, tutto quell’apparato di segni, forme, colori, font, icone, equilibri e armonie che compongono la sua grammatica visiva e veicolano tutta una serie di suggestioni che si depositano nella pancia delle persone.
Non fermiamoci, però, all’apparenza. Possiamo avere l’identità visiva più bella e raffinata del mondo, ma se a essa non corrisponde la personalità del nostro brand, tutto si trasforma in un gigantesco inganno che in breve tempo evapora come un sogno al risveglio. Facendo, nel frattempo, un sacco di danni.
Qual è allora l’abito giusto per un brand? L’unico che calza a pennello, dentro al quale si sente perfettamente a suo agio: la sua naturale pelle fisica, dentro le cui cellule corrono le emozioni che spontaneamente muovono i passi del brand. Questo non vuol dire che non possiamo aspirare ad avere un’identità visiva raffinata, ma soltanto che a essa deve corrispondere un brand dalla personalità altrettanto raffinata. Altrimenti si crea una dissonanza che inevitabilmente allontanerà le persone, trovandosi di fronte a una dimensione artificiosa e truffaldina.
Non ti fermare al presente
Ogni volta che vediamo post sui social dal titolo “Guida DEFINITIVA” alla qualsivoglia cosa, ci chiediamo come sia possibile avere questa presunzione di assolutezza in una società, come la nostra, che corre fulminea e fagocita cambiamenti alla velocità della luce.
Un brand evolve e cambia nel tempo, proprio come le persone. Deve farlo! L’evoluzione dei contesti, dei mercati, della società, delle tecnologie, dei linguaggi, ci chiede di vivere dentro un flusso continuo di cambiamento. Accogliamolo questo cammino evolutivo e facciamolo nostro, come persone e come brand.
Non ti fermare al primo step
Quando lavoriamo a una nuova identità di marca, iniziamo sempre da un lavoro di indagine e approfondimento alla ricerca della sua personalità. A questo lavoro propedeutico segue poi il primo tassello di identità visiva: il marchio. L’errore più comune è fermarsi lì, come se da solo potesse propagare nel mondo tutto il suo universo di valori e messaggi e intessere facilmente relazioni con le persone. Quello è il punto di partenza, non di arrivo. È il volto della marca, ma gli manca il resto del corpo e gli manca la parola.
Solo se non ci fermiamo possiamo aspirare a far diventare la nostra azienda un brand. La differenza è sostanziale: essere azienda significa avere un’attività che offre prodotti o servizi; essere brand vuol dire costruire e nutrire ogni giorno una relazione di fiducia e un legame profondo con le persone. Significa essere il motivo per cui le persone ti scelgono. Una differenza non di poco conto.
