Che bello rivedere vecchi film. Hanno un sapore tutto nuovo e più intenso. Durante le feste di Natale abbiamo riguardato Forrest Gump: tu l’hai visto? “Stupido è chi lo stupido fa” ripete Tom Hanks, attore protagonista, per difendersi da chi lo offende. In altre parole, non è stupida la persona in sé, ma è il suo comportamento a renderla tale. Noi siamo quello che facciamo. Eh già.
La frase di Forrest mi fa ripensare a un’azienda – ma come lei tante altre – che nella sua comunicazione dispensa spesso consigli e buone pratiche in chiave ecosostenibile. Apprezzabile. Un’azienda che a parole sembra proprio brillare di luce green.
Mi capita un giorno di entrare negli uffici. Era un pomeriggio caldo fuori. Fuori, perché dentro i condizionatori stavano facendo gli straordinari. Ci saranno stati sì e no 18 gradi. Sul tavolo bicchieri di plastica usa e getta. No buono. Mi guardo attorno e non vedo contenitori per la raccolta differenziata. No buono. Devo firmare dei documenti, ma la stampante non va. Ci spostiamo allora in un altro ufficio, vuoto, dove il condizionatore sta andando a manetta, anche se lì non c’è nessuno. No buono. Una dozzina di fogli stampati, che avrei potuto benissimo firmare digitalmente. No buono.
Saluto, sorrido ed esco, dove la luce del sole splende ancora raggiante, ma quella luce green, invece, si è amaramente spenta. Che abbaglio.

Piccoli gesti quotidiani x 365: il 2021 del nostro studio.
Virtuoso è chi virtuoso fa
Ormai da tempo siamo tutti chiamati ad avere più rispetto dell’ambiente in cui viviamo. Noi progettisti non possiamo più prescindere dalla sostenibilità di ogni azione di design.
Sembra sempre, però, di stare tra due poli e di dover trovare un compromesso nella dicotomia tra il benessere della persona e quello del pianeta. A volte cediamo un briciolo di comodità per impattare un po’ meno, altre sorvoliamo sulla questione per non farci mancare nulla, come se la cosa non ci riguardasse poi da vicino. Certo, fino a che posizioniamo eco ed ego alle due estremità opposte e cerchiamo di spostare il cursore una volta di qua e una volta un poco più di là, la questione, secondo me, rimarrà sempre irrisolta.

Io però la chiave di volta la voglio vedere e ritengo stia nel modo in cui approcciamo questa vicenda, che poi è la nostra vicenda, quella di tutti.
Come spesso accade, la risposta si trova riformulando la domanda. Il punto per me non è dover trovare il baricentro tra ecosostenibilità ed egosostenibilità. Perché pensiamo di doverle considerare due entità opposte? Eco ed ego non solo si somigliano nel suono, ma si corrispondono. Il nostro benessere dipende da quello del nostro pianeta così come la sua salute dipende da noi. Il mio bene è il suo, il suo bene è il mio. Siamo la stessa cosa, due esseri che vivono in simbiosi. Egosostenibile ed ecosostenibile diventano allora sinonimi. Se riusciamo a fare questo scatto, ogni nostra azione come persone e come designer, avrà già insita un’autentica impronta green.
Sorrido. Mi accorgo che ego (io) e geo (terra) sono uno l’anagramma dell’altro. Buffo, no?