Ma del Festival di Sanremo ne vogliamo parlare?! E con questo credo che perderò all’istante qualche visita al sito 😀
In realtà non ho ancora visto nulla di questa edizione, dunque non avrei nemmeno titolo per parlarne. C’è una cosa, però, del Festival che ho scoperto l’anno scorso per caso e che mi fa impazzire: le canzoni nella lingua dei segni (LIS).

Mentre scrivo guardo sul telefono il LIS performer – si chiamano così quelle meravigliose persone che interpretano le canzoni per i non udenti – che accompagna l’esibizione di Mengoni e sono rapita. Tolgo l’audio e mi lascio trasportare, anche se non conosco la lingua dei segni. Trovo tutto così efficace: le espressioni del viso, i movimenti, i gesti e il ritmo con cui li restituisce… incredibile quanto riesca a farmi davvero sentire e persino vivere la canzone! Affascinante in modo per me inaspettato. Queste fantastiche creature dovrebbero gareggiare ed essere premiate al pari delle e dei cantanti!

Eppure sentire: icona di esclusione dell'audio

Mi ha emozionato scoprire il mondo dei LIS performer prima di tutto perché dà risposta a una fragilità umana, ma non è solo questo… è proprio un’apertura accogliente verso il sentire umano, che non passa solo attraverso il senso dell’udito. Abbiamo percezione del mondo attraverso ogni cellula del nostro corpo e ogni piega della nostra anima e diventare consapevoli di questo per me significa sbloccare livelli su livelli del grande gioco della vita.

Possiamo sentire nei fiori tra l’asfalto e nei giorni di silenzio, come racconta divinamente Elisa nella canzone che dà il titolo a questo contributo.

Mi piace il verbo sentire

“Mi piace il verbo sentire…
Sentire il rumore del mare,
sentirne l’odore.
Sentire il suono della pioggia che ti bagna le labbra,
sentire una penna che traccia sentimenti su un foglio bianco.
Sentire l’odore di chi ami,
sentirne la voce
e sentirlo col cuore.
Sentire è il verbo delle emozioni,
ci si sdraia sulla schiena del mondo
e si sente…”.
Alda Merini

Si può dare di più

Mi scuserai se oggi gioco un po’ con canzoni italiane, ma se non lo faccio ora… quando?
Questo sentire così intenso e profondo è una ricchezza che sarebbe un peccato lasciarsi sfuggire. È materia prima preziosa e plasmabile come oro che ci permette di restituire al mondo un valore tanto più grande quanto più acuta è la nostra sensibilità. Credo che questo faccia la differenza sempre nella vita, ma ritengo sia impagabile valore aggiunto nel lavoro del progettista.

Sentire, percepire, lasciarsi attraversare da emozioni e sensazioni ci consente di vedere sfumature invisibili all’occhio e sentire frequenze inaccessibili all’orecchio. Tutto convoglia in pancia, cuore e mente, dove viene processato e diventa terreno fertile in cui con grande freschezza germogliano e crescono idee profumate e meravigliose come i fiori di Sanremo.

E per un Blanco che li distrugge senza pietà, c’è però un’infinità di anime che questi fiori li annusa, li contempla e gode della loro bellezza. Fanno meno rumore, certo, ma per fortuna abbiamo infiniti modi di sentire.