Mi sembra ancora di sentirlo, il suono della campanella che annuncia la fine dell’anno scolastico e l’inizio dell’estate. Chissà se le emozioni che aleggiavano allora sono le stesse che provano i ragazzi oggi. C’era un tale fermento che, come tappeto elastico, faceva rimbalzare qui e là ora un senso di leggerezza, ora eccitazione, ora stupore e, in un angolo un poco più nascosto, faceva capolino anche quel velo di malinconia per qualcosa che irrimediabilmente si andava concludendo.

Ti stiamo aspettando, cara estate, e ci prepariamo a cambiare pelle, lasciando andare le fatiche passate per poi lanciarci rinnovati verso un autunno di nuovi propositi, nuovi progetti e nuovi obiettivi. Nel frattempo anche noi, come raccomandiamo proprio ai giovani che incontriamo, continuiamo ad allenarci per irrobustire i muscoli della mente creativa. Lei, infatti, non va mai in vacanza.

disegno del cervello con appoggiati di fianco due manubri per fare pesi

Come ci alleniamo? Sono 9 i punti della nostra scheda di allenamento, anzi di allenamente. Ecco i primi tre:

1. Curiosità

Parola stupenda! Deriva dal latino “curiosus”, cioè che ha cura, che agisce in modo premuroso.
“Se non siete curiosi, lasciate perdere” diceva Achille Castiglioni, maestro del design.
Essere curiosi vuol dire avere fame e sete di sapere. Sempre. Tutto il giorno, tutti i giorni, in qualunque contesto e con ogni persona. Non si tratta di curiosità fine a sé stessa, ma proprio di quel desiderio di saperne di più… e più scopri, più aumenta la voglia di andare ancora più in profondità. È un processo che richiede tempo, ma ti nutre di sostanze benefiche regalandoti un meraviglioso senso di soddisfazione e benessere.
Certamente per dare spazio alla curiosità serve avere zero presunzione e una buona dose di sana umiltà. Siamo sempre chiamati a dare risposte alle persone, dimenticandoci che evolviamo quando concediamo spazio alle domande.

2. Empatia

Sempre il buon Castiglioni dice: “Se non vi interessano gli altri, ciò che fanno e come agiscono, allora quello del designer non è un mestiere per voi”.
Allenare l’empatia è aprirsi all’altro, accogliere, è entrare in relazione, stare così vicini a cose e persone da esserne dentro, è sentire sottopelle ogni sensazione e poi elaborare tutto questo universo di dati per indirizzare un progetto affinché sia davvero calato nella realtà che abbiamo prima fatto nostra.

Come si allena l’empatia? Per esempio con l’ascolto. Quando parliamo con qualcuno, spesso lo ascoltiamo unicamente per prepararci a rispondere e così ci scivola via il patrimonio narrativo e umano che la persona sta consegnando con fiducia nelle nostre mani.
Apriamo i nostri sensi e ascoltiamo davvero, con l’unico obiettivo di avvicinarci e sentire insieme.

Si può fare allenamento anche da soli, per esempio ascoltando musica, meglio se a occhi chiusi, concentrandosi su ogni dettaglio che fa parte del racconto. È sorprendente quello che si può sentire… il rapporto che il musicista ha con lo strumento, per esempio, o la personalità della voce di un cantante, o le intenzioni un po’ celate di chi ha composto il brano. Insomma, un racconto appassionato e appassionante.

3. Voglia di sperimentare

Il respiro libero che l’estate regala è anche il momento dell’anno più favorevole per buttarsi in nuovi tentativi, provare, sbagliare, riprovare e sbagliare meglio, alla ricerca di un risultato innovativo: un nuovo prodotto, un nuovo servizio, un nuovo tassello di branding, una proposta commerciale, una nuova collaborazione, … Insomma, aria di novità. Nuove esperienze che maturano con la leggerezza di chi si permette di procedere per prove ed errori, laddove errore non è espressione di giudizio, ma unicamente fonte di conoscenza.