L’estate, guardando il calendario, è iniziata. Sebbene qui le temperature, fino a pochi giorni fa, erano rimaste indietro di un paio di pagine, la nostra mente – e anche il nostro corpo – è alla ricerca di quella spinta rigenerante tipica di questo periodo dell’anno.
Abbiamo iniziato a raccontarti cosa facciamo per prenderci cura della nostra mente e abbiamo già parlato dei primi 3 punti della nostra scheda di allenamente (non è un refuso… volevo proprio scrivere allenamente!): Curiosità, Empatia e Voglia di sperimentare. Ripartiamo da lì e andiamo avanti. Quali sono gli altri punti?

4. Osservare
Saper osservare ci regala un vantaggio enorme. Siamo spesso così distratti, che perdiamo un’infinità di occasioni per accorgerci delle cose. Proviamo allora a portare e tenere l’attenzione su ciò che ci circonda. Se fai meditazione, avrai già sperimentato quanto sia facile distrarsi dal proprio respiro e lasciare che la mente svolazzi libera tra mille pensieri e suggestioni. Una volta che impariamo a concentrarci, però, ne cogliamo subito il beneficio. Questo è l’esercizio che spesso facciamo: guardare le cose con attenzione e senza pregiudizio, esaminando ciò che vediamo con tutta l’oggettività di cui siamo capaci.
Un anno fa, proprio in questo periodo, stavamo salendo su un aereo per andare in Sicilia a seguire l’avviamento degli impianti di stampa di un’etichetta che avevamo progettato. Mentre eravamo in fila per salire sull’aereo, ci siamo messi a osservarlo e a notare dettagli. Cosa nasce da questo tipo di osservazione? Mille domande. Perché quella cosa è fatta così? Che problema risolve? Cosa ci sarà dentro quell’elemento? Quanto pesa? Come si movimenta? In quanto tempo si consumerà? Infinite domande. Ed è super-stimolante provare a cercare le risposte. Non hai idea di quante cose impariamo dalla semplice osservazione. Cosa ce ne facciamo di tutte queste informazioni? Beh, diventano un bagaglio prezioso, che spesso ci troviamo a rispendere in altri contesti, anche molto lontani. Quando capisci il principio e il funzionamento di qualcosa, per esempio, ti troverai naturalmente a replicarlo, adattandolo, a una situazione che richiede un intervento per essere risolta. Non solo nel lavoro, ma anche e soprattutto nella vita di tutti i giorni. È copiare in maniera intelligente e creativa.
Ricordo che un po’ di anni fa, durante una conferenza, l’architetto e designer Michele De Lucchi incalzava giovani designer a copiare. Ripeteva continuamente: “copiate, imparate a copiare!”. Ricordo anche lo sguardo attonito della platea, ferma alla provocazione che superficialmente generava sgomento e il sorriso di chi, invece, aveva colto il senso di quell’esortazione. Osserviamo, analizziamo, comprendiamo e rispendiamoci ciò che abbiamo visto e capito quando l’occasione si presenterà davanti a noi.
5. Coraggio
Ne ho già parlato e scritto, ma non rischio certo di consumare la bellezza di questa parola, che continua a rimanere tra le mie preferite. Coraggio non significa non avere timori, bensì, nel suo senso etimologico, è agire col cuore. E cosa vuol dire nel nostro lavoro e nei nostri allenamenti? Coraggio è sapersi assumere le proprie responsabilità. Forti dell’esperienza e competenze acquisite, siamo pronti a mettere la faccia sempre, a rispondere di ciò che facciamo e a portare sulle spalle quel margine di rischio che inevitabilmente c’è ogni volta che proviamo ad alzare l’asticella dei progetti.
Coraggio è vincere la pigrizia mentale e sfidare i limiti di oggi. La filosofia del “si è sempre fatto così” non muove i progetti in avanti. Studiamo il passato per imparare a costruire il domani, non per restarci in quel passato. Quello che oggi non si può fare, domani lo farà qualcun altro se non saremo noi i primi. Anche qui si tratta un po’ di sfidare i pregiudizi che ci tengono incatenati ai blocchi di partenza.
Cos’abbiamo fatto noi di coraggioso? Per esempio, abbiamo chiuso un rapporto di lavoro che non riusciva a prendere forma. Anche dire di no è coraggio. Quando un cliente pretende, senza avere competenza, che tu faccia quello che ha in mente, ma la tua deontologia professionale ti sta urlando nelle orecchie che no, non è la strada giusta, che si fa? Noi tentiamo di tutto per intavolare un confronto costruttivo basato su argomentazioni oggettive e sul rispetto. Quando però capiamo che non si riesce a trovare punti di contatto con la strada della buona progettazione, a quel punto serve il coraggio di dire stop. Per niente facile, perché sa di fallimento. Ma necessario.
6. Senso pratico
Ah, questo è il punto più divertente della scheda. Ed è collegato all’osservare. Cosa vuol dire allenare il senso pratico? Significa per esempio che quando si rompe un oggetto, proviamo ad aggiustarlo. Significa anche che quando ci serve qualcosa di cui non disponiamo in quel momento, cerchiamo una soluzione alternativa che possa fare la stessa funzione. Oh sì, questo è davvero divertente! È proprio grazie a questo allenamento che è nato Eurekey! Il nostro trova-chiavi da borsa. Mi saltavano i nervi ogni volta che non trovavo le chiavi disperse nei meandri della borsa. Per un periodo mi sono arrangiata legandole a una striscia di pannolenci e da lì, pian piano, testando materiali e soluzioni varie, siamo arrivati a mettere a punto un prodotto che poi abbiamo avuto il coraggio di mettere in produzione e vendere.
Ci alleniamo a non avere sempre tutto a disposizione, perché è la condizione necessaria per accendere il cervello, seguire intuizioni e trovare soluzioni a un problema. Un piccolissimo esempio che ti posso raccontare risale a pochi giorni fa. Federico è bravissimo a fare la torta sacher e nel preparare l’ultima che ha fatto, al momento di glassare la torta, ha usato l’anello con rotelline – che permette di girare al piatto del microonde – per far ruotare la torta mentre versava la colata di cioccolato fuso. Risultato? Una glassa perfetta.
Gli ultimi 3 punti dei nostri allenamenti nel prossimo articolo qui.