Accade ogni giorno. Una notizia viene diffusa con un taglio polarizzante, spesso provocatorio o persino offensivo, che sembra fatto apposta per scatenare la rabbia delle persone, e tutti ci lanciamo a condividere indignati quanto abbiamo letto. Ci pieghiamo al pregiudizio con cui è stata data la notizia, o sul fronte opposto per reazione.
Il risultato? Nessuno che si fermi a pensare mentre un’ondata di commenti e discorsi provocano l’escalation dell’odio. Questo fenomeno ha un nome, rage bait, cioè esca per la rabbia, ed è così diffuso come strumento per aumentare il traffico su pagine web o social che l’Oxford English Dictionary l’ha eletta parola dell’anno per il 2025. Il rage bait è una tecnica della manipolazione. Ne siamo vittime e a nostra volta la alimentiamo ogni volta che riceviamo una notizia e, di pancia, ribattiamo, lasciandoci pervadere dallo sdegno.
Fermiamoci
Quando è orchestrato a puntino, lo scopo di questa tecnica è di distrarci da temi veramente importanti, lasciandoci in balia dello scontro divisivo e senza soluzione. Il rage bait impedisce alla nostra mente di pensare, obbligandoci alla reazione immediata.
Per disinnescare la bomba che ci ritroviamo tra le mani, allora, la chiave sembra proprio essere quella di fermarsi. Facciamo un passo indietro e torniamo a riflettere su ciò che leggiamo.

Respiriamo
Meditando su tutto questo la mia mente ha associato, per contrasto o per avere respiro, la notizia di Pantone che ha scelto come colore dell’anno 2026 il n. 11-4201 Cloud Dancer. È un bianco, «simbolo di un’influenza calmante in una società frenetica che riscopre il valore della considerazione misurata e della riflessione silenziosa». Perché di fronte al rumore ormai diventato di fondo, cioè insignificante, possiamo preferire l’allontanamento consapevole, per riconoscere che la vera forza non si trova nell’agire, nel dire, nel performare, ma soprattutto nell’essere. Come scrive Pantone, il bianco promette chiarezza nella scrittura del nostro futuro, migliora la concentrazione, liberandoci della distrazione delle influenze esterne.
Scegliamo di essere
In una società in cui dire la propria sembra l’imprescindibile gesto di chi deve dimostrare di esistere, scegliamo il silenzio, l’ascolto e la contemplazione, per essere. La decisione, insomma, di quei re che, seguendo la luce bianca di una stella, giunsero alla capanna in cui era nato un bambino. Di fronte a questo essere così indifeso, eppure gemma del vero cambiamento, i re dimenticarono di esserlo e si lasciarono contemplare. Essere senza agire.
Buon Natale.