Negli ultimi mesi abbiamo gestito la ristrutturazione dell’appartamento di nostra zia. Non è il nostro lavoro, ma ci piace ottimizzare e nobilitare gli spazi interni di una casa e arredarli con personalità. Dovendo gestire le ditte coinvolte, ho avuto modo di dialogare un po’ con tutti e di studiarne la psicologia, cosa che faccio sempre, affascinata dal mondo interiore di ogni persona.
Sul cantiere c’è sempre stato un bel clima e di questo sono molto grata. Una costante che, però, non ho molto gradito, ma che tutto sommato si è manifestata quasi sempre in modo ironico, è stato l’atteggiamento comune di imputare imprecisioni o errori alla ditta che aveva fatto il passaggio immediatamente precedente. Dito sempre puntato contro chi è passato prima, dando il via a un effetto a cascata a ritroso, una cascata di fango mi verrebbe da dire.
Il pavimento non è perfetto perché qualcuno prima non ha fatto bene il sottofondo, il rubinetto è spostato perché qualcuno prima ha fatto la traccia nel punto sbagliato, e così via il gioco dello scaricabarile. È un gioco che appartiene tristemente a tutti i settori e a tutti i lavori.
La responsabilità è crescita
La prima considerazione che mi viene da fare è questa: a chi giova la cascata di fango? Sicuramente non al committente, anzi nel caso del cantiere che ho seguito, questo atteggiamento non ha fatto altro che darmi fastidio. Se hai qualcosa da rimproverare a qualcuno, ne discuti direttamente con la persona che stai accusando e insieme si trova una soluzione. Altrimenti non serve a nessuno. Io metto sempre in conto che si possa sbagliare, e quando sono io a sbagliare ma non ne sono consapevole, mi auguro che qualcuno me lo faccia notare, prima di tutto per porre rimedio e poi per imparare la lezione e non ripetere l’errore altre volte.
La responsabilità è crescita.
Scaricare la colpa sull’altro senza metterlo al corrente del problema non fa altro che legittimare e alimentare un modo di lavorare approssimativo, cosa che considero una vera e propria piaga dei nostri tempi. Mi fa perdere la fiducia e mi fa anche partire l’embolo! È un atteggiamento penalizzante e distruttivo e a farne le spese, in ogni anello della catena, è la qualità del lavoro di tutti. Ma davvero a nessuno importa di fare un lavoro non dico perfetto, ma nel miglior modo possibile?

Effetto domino, al contrario
Questo è quello che mi auguro: un effetto domino al contrario, dove le tessere non cascano una dopo l’altra, ma si alzano in piedi sostenute dalla spinta gentile di chi le precede, con l’intento comune di completare il progetto col successo di tutti.
Nel nostro lavoro, per esempio, ci capita di gestire progetti che contemplano nuove tecnologie o che coinvolgono nuovi partner che ancora non conosciamo. Nessuno di noi è onnisciente e nemmeno abbiamo la pretesa che tutti possano essere sempre aggiornati su tutto.
Quindi come pensiamo di risolverla questa piaga? Io posso solo dire come scegliamo di comportarci noi. Prima di tutto cerchiamo di imparare ogni giorno qualcosa, anche in ambiti diversi dal nostro. Tutto è ricchezza e valore.
Il nostro modo di innescare l’effetto domino al contrario, poi, è quello di ammettere i nostri limiti e con umiltà chiedere all’anello che ci precede di metterci in condizioni di fare il miglior lavoro possibile e all’anello successivo di darci indicazioni per potergli consegnare le migliori condizioni per portare a casa il risultato. È correre una staffetta passandosi il testimone, dove a ogni passaggio non si perdono pezzi, anzi, i pezzi si aggiungono e vanno ad arricchire la squadra che, insieme, taglia il traguardo.
Facciamo meno, per favore, ma facciamolo meglio.