Tutti possiamo essere progettisti, basta avere qualcosa in mente. Sei d’accordo anche tu?
Quando ho iniziato l’università (ho studiato Disegno Industriale al Politecnico di Milano) pensavo che fosse proprio questa la cosa più importante.
Avere qualcosa che frulla in testa, tuttavia, non significa che si è legittimati a mettere in circolo qualsiasi cosa passi per l’anticamera del cervello. Si inizia ad abbozzare un progetto quando si elabora un pensiero che nasce da un’esigenza, risolve un problema, immette valore e parla alle persone. Questo vale sempre, qualsiasi sia l’ambito in cui si sta progettando. Bisogna, però, sapere bene cosa, a chi, perché e come.

Cosa?

“Vogliamo dire… Vogliamo fare…”. Al committente preme sempre dire qualcosa al suo pubblico. Avere qualcosa da dire per lui viene prima di tutto. E spesso è tutto. Nel senso che è tutto quello che riceviamo nelle maglie di un brief infeltrito dai lavaggi del cervello di chi è preoccupato unicamente di sbandierare con fierezza qualcosa. Senza la benché minima idea di quale sia l’obiettivo, la direzione e men che meno la visione. Certo, l’oggetto della richiesta – il famigerato cosa – che arriva sul tavolo della progettazione è importante. Ma non è l’unica carta da scoprire. Per vincere la partita serve studiare gli avversari, capire che carte hanno in mano, anticipare le mosse, avere una strategia di gioco. E no, questo non è un gioco da ragazzi.

La differenza sta nel perché

Perché? È la nostra domanda preferita. Quasi sempre la più scomoda. Dietro a ogni richiesta che riceviamo, abbiamo bisogno di vedere cosa c’è. Di capire le ragioni, di conoscere il contesto, di sapere la storia della sua genesi, di comprendere il senso stesso della richiesta. Se non è chiaro quale sia il problema, come possiamo anche solo lontanamente pensare di risolverlo? Se non comprendiamo i motivi per cui dovremmo scegliere il tuo brand, come possiamo aiutarti a mettere in luce i tuoi tratti distintivi?

Conquistati dal come

Se il cosa è ciò che importa al committente e il perché è ciò che fa la differenza per il progettista, il come è il terreno di conquista del pubblico. È un’intera enciclopedia della relazione tra il progettista e le persone a cui ci si rivolge. Se sai toccare le corde giuste, il pubblico si avvicina a te, ti ascolta, ti segue, si fida, si innamora e diventa persino ambasciatore del tuo messaggio e dei tuoi valori. È qui che il progettista cala l’asso nella manica.

Tutti noi siamo sensibili a come percepiamo una comunicazione: se arriva nella pancia e scioglie un iceberg di emozioni…. Ottimo! Se arriva, invece, come un pugno nello stomaco provocando rabbia e disprezzo… Aiuto! E se non smuove proprio nulla? In quel caso il progettista – ahinoi – ha toppato.

Il successo è allineato

Il successo è allineato

Tutti possiamo essere progettisti, basta avere qualcosa in mente. Quindi non è così?
No, non basta progettare perché vuoi dire qualcosa. Quel qualcosa deve arrivare alla pancia delle persone. E ancora non basta. Devi sapere come fare. Bisogna, cioè, progettare la comprensione. Il segreto è proprio qui. Non basta progettare per dire qualcosa, serve invece progettare per essere accolti e capiti.

E come si può essere sicuri di questo?
Prima di tutto serve conoscere molto bene il pubblico che si vuole raggiungere. Devi puntare a sapere tutto di lui.

Serve poi avere il giusto know-how, ovvero quell’immenso e potenzialmente infinito bagaglio di conoscenze che permette a chi progetta di trasformare un input in un’emozione. Ed è possibile farlo solo se si padroneggia con consapevolezza e maestria la valigia dei trucchi del mestiere.

Oggi, inoltre, nella preziosa cassetta degli attrezzi del progettista sta entrando sempre più attivamente l’universo delle neuroscienze: a oggi il più valido braccio destro in grado di trasformare in dati reali e analizzabili le reazioni del nostro pubblico di fronte a progetti e prodotti. Le neuroscienze ci aiutano proprio a percorrere l’ultimo miglio: quello che ci consente di allineare le nostre intenzioni all’effetto che vogliamo ottenere. Questo è il verbo chiave: allineare. E il successo è assicurato.