“Ho imparato che le persone dimenticheranno ciò che tu hai detto, dimenticheranno quello che hai fatto, ma non dimenticheranno mai come le hai fatte sentire”.
Maya Angelou

Tempo fa è successa una cosa bellissima. Uno di quei momenti che rimangono impressi per sempre. Stavamo lavorando a un progetto per un nuovo cliente. Il referente è una persona tosta, decisa e stradeterminata. Una personalità molto forte.
È il primo incontro di presentazione del progetto. Diciamo pochissime cose e lasciamo che sia il lavoro a parlare. La persona rimane improvvisamente in silenzio e qualche secondo dopo vediamo sul suo volto comparire lacrime di commozione. Rimaniamo spiazzati e al tempo stesso ci rendiamo conto di quanto sia dannatamente meraviglioso fare questo lavoro.

auriga legata a due cavalli: uno bianco e uno nero

Su quale cavallo puntare?

Noi umani – diceva Platone – siamo alla guida di un’auriga legata a due cavalli, uno bianco e uno scuro: la ragione e l’emozione. Se prevale la ragione allora avremo una vita felice e in armonia, padroni di noi stessi.

Questa convinzione è stata da allora alla base del pensiero occidentale. Oggi però le neuroscienze hanno dimostrato che in realtà è l’emozione che detta la principale linea di significato. È lei che guida la decisione ultima, supportata dalla ragione che entra in gioco a fornire una sorta di rassicurazione giustificativa.

Anche se tendiamo a pretendere di avere il controllo della nostra parte emotiva, per nostra fortuna l’emozione non è capace di stare dentro i confini disegnati dalla ragione. Rendiamoci però conto che non si tratta di una competizione: ragione ed emozione giocano nella stessa squadra… la nostra. Certo, le emozioni possono essere fallaci, ma di fatto se non potessimo provarle non saremmo in grado di prendere alcuna decisione razionale.

Quello che ci disorienta è che le emozioni creano scompiglio allo stato di equilibrio in cui idealmente desideriamo rimanere e dove tutto è sotto controllo. Ci sforziamo di razionalizzarle, giustificarle, negarle e anestetizzarle, ma non possiamo impedirci di sentire. 

La granularità emotiva

Se non possiamo impedirci di sentire, allora vale la pena di ascoltarle, accoglierle e conoscerle queste emozioni. Per chi si occupa di progettazione oggi, possedere questa competenza, che rientra a pieno titolo nell’intelligenza emotiva, è ciò che può fare di un buon progetto un risultato che lascia un segno indelebile. Lisa Feldman Barrett, docente universitaria di psicologia alla Northeastern University, parla di granularità emotiva.

La granularità emotiva funziona in maniera analoga alla capacità di degustazione dei vini. Gli intenditori percepiscono variazioni e sfumature di sapore estremamente sottili, addirittura tra lotti diversi dello stesso vigneto. Allo stesso modo nel mondo del design oggi viene richiesto ai professionisti di possedere un’elevata granularità emotiva, cioè essere intenditori di emozioni. Ci viene richiesto di essere in grado di costruire e restituire esperienze emotive con sottili differenze, per poter suscitare emozioni diverse per brand diversi ma, cosa più straordinaria, per creare suggestioni emozionali dissimili per aziende concorrenti che operano nello stesso campo.

Conoscere, gestire e saper ricreare più sfumature emozionali possibili in un progetto è una competenza che mi auguro sia ben presto inserita in ogni percorso formativo e valutata come imprescindibile.

“Non dimentichiamoci che le piccole emozioni sono i grandi capitani della nostra vita e che obbediamo a loro senza saperlo”.
Vincent Van Gogh