Il nostro cervello non fa differenza tra realtà e immaginazione. Risponde allo stesso modo sia che lo stimolo all’origine sia reale o semplicemente evocato. Non è in grado di distinguere tra un’esperienza che abbiamo vissuto realmente e la stessa esperienza semplicemente ricordata oppure ancora immaginata. Siamo quindi facilmente ingannabili? In effetti sì, lo siamo.
Ma come per ogni cosa, se ribaltiamo la prospettiva, tutto può trasformarsi in una preziosa risorsa. Il primo vantaggio è che proprio con l’aiuto della nostra immaginazione possiamo permetterci di provare, esplorare, sbagliare e imparare dai nostri errori, semplicemente simulando uno scenario. Come quando eravamo bambini e imparavamo a capire il mondo attraverso il gioco, che è un perfetto contesto di simulazione della realtà. Ora la domanda è: siamo ancora capaci di giocare?

“Si è sempre fatto così!”
Crescendo facciamo esperienza, impariamo, “salviamo con nome” e archiviamo nei dischi della nostra memoria. Quando poi ci ritroviamo in un contesto simile a ciò di cui abbiamo già esperienza, automaticamente il nostro cervello va ad aprire quei file offrendo la risposta allora salvata. E così continuiamo a prendere decisioni unicamente sulla base delle nostre esperienze passate, reiterando processi e consolidando meccanismi.
Sia nel lavoro che nella vita di tutti i giorni, mi capita spesso di appoggiare sul tavolo delle proposte qualcosa di nuovo, inusuale e inesplorato. Nove volte su dieci la reazione è di chiusura e diffidenza. Si preferisce camminare su strade già battute, forti del fatto che “si è sempre fatto così!”, senza mai metterne in dubbio la validità, nei secoli dei secoli. Amen.
Lo sguardo lungo dell’immaginazione
Ho molto rispetto dell’esperienza, in qualsiasi campo. È sapere enciclopedico a cui attingere per imparare dal passato. Ma non è scolpito nella pietra. Le cose cambiano, in continuazione, e la pandemia di carte in tavola ne ha cambiate davvero parecchie! È proprio quando lo scenario cambia e il contesto ci appare diverso e meno accomodante, che ci accorgiamo che le risposte di ieri non funzionano più. Arriva il momento allora in cui non possiamo più permetterci di rassegnarci alle resistenze dell’esperienza passata, mentre possiamo fare appello a una risorsa incredibile che tutti abbiamo: l’immaginazione. L’esperienza, infatti, ha lo sguardo rivolto a ieri, mentre l’immaginazione sa guardare avanti e ha pure l’occhio lungo. “Se lo puoi immaginare, lo puoi fare”, ci ha insegnato Walt Disney.
Mettendosi in gioco s’impara
L’esperimento delle scimmie raccontato nel video ci fa rendere conto ancor di più che le esperienze del passato condizionano, e anche parecchio, il nostro comportamento, opponendo resistenza al cambiamento e portandoci alla lunga a non chiederci nemmeno più se questo abbia, ancora oggi, un senso.
Consapevoli di questo, se è vero che l’uomo discende dalla scimmia, dimostriamo ancora una volta di esserne la sua evoluzione e scegliamo di essere la 48esima, quella che non dà nulla per scontato, che si chiede se il comportamento di ieri abbia ancora senso oggi, quella che sa immaginare e mettersi in gioco. Perché mettendosi in gioco s’impara e, soprattutto, ci si evolve.