La Regola Aurea – o Sezione Aurea – è un preciso rapporto proporzionale che definisce un canone di bellezza e armonia. Ce lo insegna la natura, che da secoli ci offre la misura della bellezza sotto forma di stupendi esemplari a tutte le scale: dalla forma delle galassie fino alla microstruttura di un fiocco di neve.
Noi progettisti facciamo largo uso di questa divina proporzione, applicandola al design di marchi, pagine, siti, interfacce, oggetti. È una bussola che orienta il disegno di forme e la disposizione di elementi nello spazio, rendendoci sicuri del risultato.

La regola AUREA

Ci siamo divertiti a interrogarci sulle improbabili applicazioni della Regola Aurea, sconfinando in un campo minato: il rapporto con il cliente. Negli anni questo rapporto lo abbiamo studiato, analizzato e vissuto in modi sempre nuovi. Forse non arriveremo mai a cesellare il dettaglio di cosa funziona e cosa no, ma oggi abbiamo capito che quello che ci importa è che il cliente stia bene e noi con lui. Ogni rapporto professionale è prima di tutto umano. E da sognatori quali siamo, ci siamo immaginati scopritori di un canone di armonia alla base di questo rapporto: la nostra Regola AUREA.

A come Accoglienza

Accoglienza è apertura. Chi viene accolto entra di fatto in uno spazio fisico ed emotivo. Entra in relazione con luoghi, sensazioni e persone. Ed è proprio su questi aspetti che secondo noi si può fare tanto:

  1. Rendiamo l’ambiente accogliente.
    Noi cerchiamo di farlo studiando continue migliorie agli spazi del nostro studio. Qui ci sentiamo a casa ed è proprio così che desideriamo si sentano anche gli altri. Sentirsi a casa significa rilassarsi e sentirsi liberi di togliere quella patina di formalità che ingessa i rapporti.
  2. Offriamo sensazioni positive.
    Per esempio attraverso la musica che scegliamo come sottofondo, le luci che creano un’atmosfera morbida, la scelta e disposizione di oggetti e complementi, la cura di piante e fiori, il profumo con cui scegliamo di dipingere l’aria.
  3. Cerchiamo di essere accoglienti.
    Sorriso sulle labbra, anche se dietro le mascherine, perché il sorriso si vede anche negli occhi. Tono di voce positivo e amichevole. Un caffè o una tisana insieme al tavolo – che abbiamo voluto tondo per non creare distacco e gerarchie. E poi affabili chiacchiere per entrare in sintonia.

U come Umiltà

Umiltà. Quella bellissima virtù che ci apre lo sguardo e ci fa vedere i nostri limiti prima dei nostri pregi e i pregi dell’altro prima dei suoi limiti. È un atteggiamento che possiamo tutti allenare e che ha lo straordinario potere di elevare ogni cosa dal basso, al contrario dell’arroganza che, invece, schiaccia anche quando parla a ragione. Nell’umiltà è più facile avvicinarsi e scoprire insieme i punti di forza oggettivi di un progetto. Umiltà è anche abbracciare l’idea che abbiamo sempre qualcosa da imparare. Ogni giorno. Da chiunque.

R come Rispetto

Rispetto. Perché di fronte a noi c’è una persona con il suo bagaglio di conoscenze, esperienze, valori, sacrifici e sogni. E questo merita sempre rispetto. “Il dialogo nasce da un atteggiamento di rispetto verso un’altra persona, dalla convinzione che l’altro abbia qualcosa di buono da dire; presuppone fare spazio al suo punto di vista, alla sua opinione e alle sue proposte”. Papa Francesco trova sempre le parole perfette.

E come Empatia

Empatia è una parola che oggi inizia ad avere una bella risonanza. Evviva! È la capacità di porsi nella situazione dell’altro e comprenderne il punto di vista e lo stato d’animo. Per noi rappresenta un grosso vantaggio, perché ci fa avvicinare al cliente a tal punto da sentire sulla nostra pelle le sue preoccupazioni, esigenze e desideri. Solo così riusciamo a entrare davvero nel suo mondo e offrirgli poi la soluzione di progetto giusta per lui. Ed è pure un sanissimo esercizio che sviluppa i muscoli della sensibilità e annienta il virus dell’egotismo. 

A come Ascolto

Saper ascoltare – disse Leonardo da Vinci – significa possedere, oltre al proprio, il cervello degli altri”. Mettersi in ascolto è prestare sensibile attenzione a quello che il cliente ci racconta non solo a parole. L’ascolto è ciò che la musica da sempre ci insegna, allenandoci a percepire non solo suoni, ma anche sensazioni, emozioni, atmosfere e suggestioni. Il vero ascolto, quello attivo e sensibile, non ci fa solo sentire, ma anche vedere. Più ascoltiamo, prima entriamo in empatia col cliente.

Ecco, forse è proprio l’ascolto il vero punto di partenza. O di ripartenza, se ci siamo disabituati a farlo.