La Regola Aurea – o Sezione Aurea – è un preciso rapporto proporzionale che definisce un canone di bellezza e armonia. Ce lo insegna la natura, che da secoli ci offre la misura della bellezza sotto forma di stupendi esemplari a tutte le scale: dalla forma delle galassie fino alla microstruttura di un fiocco di neve.
Noi progettisti facciamo largo uso di questa divina proporzione, applicandola al design di marchi, pagine, siti, interfacce, oggetti. È una bussola che orienta il disegno di forme e la disposizione di elementi nello spazio, rendendoci sicuri del risultato.

Ci siamo divertiti a interrogarci sulle improbabili applicazioni della Regola Aurea, sconfinando in un campo minato: il rapporto con il cliente. Negli anni questo rapporto lo abbiamo studiato, analizzato e vissuto in modi sempre nuovi. Forse non arriveremo mai a cesellare il dettaglio di cosa funziona e cosa no, ma oggi abbiamo capito che quello che ci importa è che il cliente stia bene e noi con lui. Ogni rapporto professionale è prima di tutto umano. E da sognatori quali siamo, ci siamo immaginati scopritori di un canone di armonia alla base di questo rapporto: la nostra Regola AUREA.
A come Accoglienza
Accoglienza è apertura. Chi viene accolto entra di fatto in uno spazio fisico ed emotivo. Entra in relazione con luoghi, sensazioni e persone. Ed è proprio su questi aspetti che secondo noi si può fare tanto:
- Rendiamo l’ambiente accogliente.
Noi cerchiamo di farlo studiando continue migliorie agli spazi del nostro studio. Qui ci sentiamo a casa ed è proprio così che desideriamo si sentano anche gli altri. Sentirsi a casa significa rilassarsi e sentirsi liberi di togliere quella patina di formalità che ingessa i rapporti. - Offriamo sensazioni positive.
Per esempio attraverso la musica che scegliamo come sottofondo, le luci che creano un’atmosfera morbida, la scelta e disposizione di oggetti e complementi, la cura di piante e fiori, il profumo con cui scegliamo di dipingere l’aria. - Cerchiamo di essere accoglienti.
Sorriso sulle labbra, anche se dietro le mascherine, perché il sorriso si vede anche negli occhi. Tono di voce positivo e amichevole. Un caffè o una tisana insieme al tavolo – che abbiamo voluto tondo per non creare distacco e gerarchie. E poi affabili chiacchiere per entrare in sintonia.
U come Umiltà
Umiltà. Quella bellissima virtù che ci apre lo sguardo e ci fa vedere i nostri limiti prima dei nostri pregi e i pregi dell’altro prima dei suoi limiti. È un atteggiamento che possiamo tutti allenare e che ha lo straordinario potere di elevare ogni cosa dal basso, al contrario dell’arroganza che, invece, schiaccia anche quando parla a ragione. Nell’umiltà è più facile avvicinarsi e scoprire insieme i punti di forza oggettivi di un progetto. Umiltà è anche abbracciare l’idea che abbiamo sempre qualcosa da imparare. Ogni giorno. Da chiunque.
R come Rispetto
Rispetto. Perché di fronte a noi c’è una persona con il suo bagaglio di conoscenze, esperienze, valori, sacrifici e sogni. E questo merita sempre rispetto. “Il dialogo nasce da un atteggiamento di rispetto verso un’altra persona, dalla convinzione che l’altro abbia qualcosa di buono da dire; presuppone fare spazio al suo punto di vista, alla sua opinione e alle sue proposte”. Papa Francesco trova sempre le parole perfette.
E come Empatia
Empatia è una parola che oggi inizia ad avere una bella risonanza. Evviva! È la capacità di porsi nella situazione dell’altro e comprenderne il punto di vista e lo stato d’animo. Per noi rappresenta un grosso vantaggio, perché ci fa avvicinare al cliente a tal punto da sentire sulla nostra pelle le sue preoccupazioni, esigenze e desideri. Solo così riusciamo a entrare davvero nel suo mondo e offrirgli poi la soluzione di progetto giusta per lui. Ed è pure un sanissimo esercizio che sviluppa i muscoli della sensibilità e annienta il virus dell’egotismo.
A come Ascolto
“Saper ascoltare – disse Leonardo da Vinci – significa possedere, oltre al proprio, il cervello degli altri”. Mettersi in ascolto è prestare sensibile attenzione a quello che il cliente ci racconta non solo a parole. L’ascolto è ciò che la musica da sempre ci insegna, allenandoci a percepire non solo suoni, ma anche sensazioni, emozioni, atmosfere e suggestioni. Il vero ascolto, quello attivo e sensibile, non ci fa solo sentire, ma anche vedere. Più ascoltiamo, prima entriamo in empatia col cliente.
Ecco, forse è proprio l’ascolto il vero punto di partenza. O di ripartenza, se ci siamo disabituati a farlo.