“Liberi liberi siamo noi…” Ma lo siamo davvero? Io credo che nella realtà succeda quasi sempre di essere schiavi di qualcosa. Una delle trappole in cui io per prima cado più spesso è quel maledetto iper-radicato bisogno di approvazione da parte degli altri. Mi succede nella vita di tutti i giorni, ma fortunatamente non sui social.

Quante volte vedo postare foto perfettamente “instagrammabili” (già il solo aggettivo mi dà noia) o una citazione risonante con il solo obiettivo di ottenere consensi a forma di pollice o di cuoricino. Fa sicuramente piacere ricevere vagonate di like, non lo nego. Lusingare la propria vanità crea però una pericolosa dipendenza che, sì, ci gratifica nell’immediato, ma a lungo andare ci può danneggiare e nemmeno poco!

Abbiamo tanto da perdere!

Se andiamo cercando consensi come unico obiettivo, a lungo andare viziamo la nostra comunicazione, inquinando il nostro vero messaggio e perdendo completamente di vista la nostra specificità. Rischiamo di farci il peggior torto, ovvero annullare la nostra identità per compiacere la platea. Rischiamo l’omologazione totale: tutti cloni di un modello che genera in serie immagini tutte uguali, linguaggi privi di personalità, messaggi pieni di copincolla e vuoti di autentica sostanza.

Il clamore che tanto ci appaga sul momento non ci aiuta a essere considerati e riconosciuti come affidabili, competenti, autentici e unici. Nella corsa ai like, spesso si perde per strada l’anima del proprio brand.

La trappola del consenso

Rimettiamoci a fuoco

Abbiamo bisogno di rimettere a fuoco la nostra identità e personalità, ricomponendo i cocci perduti qua e là nei meandri della caccia ai numeri. Non si tratta, infatti, di ottenere consensi sotto forma di numeri, bensì di calamitare attenzione e interesse reali. Si tratta di raccontare di sé liberamente senza viziare il messaggio, alla ricerca di persone – e non di numeri – che sentano vicinanza, affinità e fiducia nei nostri confronti. È questa la calamita che fa in modo che il loro sguardo, il loro dito che scorre rapido sullo schermo, ma soprattutto il loro interesse si soffermi su ciò che stiamo svelando di noi. Anche se di mezzo c’è uno schermo, non dimentichiamoci che stiamo costruendo relazioni con persone. Persone vere, non algoritmi.

Scaldiamo i motori della comunicazione

Come inizia allora la giornata tipo di un brand libero e in salute? Con una bella colazione: una tazza di sana autoanalisi, un bel bicchiere di consapevolezza, qualche fragrante considerazione su come desidera raccontarsi ed essere percepito e una ricca macedonia di progetti con cui ottenere un pubblico di persone vere.

Pensiamo al nostro brand come fosse una persona, col suo carattere, temperamento, linguaggio, comportamento e personalità.
Per facilitare il compito, possiamo iniziare a muovere i primi passi seguendo il percorso che inizia qui: Da o a Brand. Conosci te stesso.
Una volta consapevoli della nostra specificità, come possiamo comunicarla? Progettando e costruendo contenuti coraggiosi e coerenti con quella personalità.
Coraggiosi perché sanno esporsi. Coraggiosi perché sicuramente non piaceranno a tutti. Coraggiosi perché sinceri. Coraggiosi perché caldi.
Certamente otterremo meno pollici all’insù, ma i cuori che attireremo a noi non saranno iconcine dell’ennesimo social, ma ben più preziosi cuori veri e pulsanti di passione per noi.

Se non usciamo dalla trappola dei consensi, è esattamente questo che abbiamo da perdere.