Da 0 a Brand: piacere di conoscerti!
Di un Brand ti appassioni, ti innamori, lo senti vicino e senti di poterti fidare. Questo succede perché avverti di avere qualcosa in comune con lui, perché ti dà qualcosa di speciale, ti completa e ti fa sentire parte di qualcosa di più grande.
È esattamente quello che succede tra persone che si conoscono, si piacciono e si scelgono.
Pensiamo allora a un brand come una persona. Valgono, infatti, le stesse dinamiche e le stesse regole. Inoltre, pensare al brand che vorremmo diventare come se fosse una persona, ci semplifica il percorso di costruzione dell’identità.
Chi sono? L’importanza della consapevolezza di sé.
A meno che tu non sia un alieno (ma poi che ne so io degli alieni!?), anche tu sei nato da genitori che ti hanno trasmesso un codice genetico, un aspetto, le radici della tua personalità e i valori che nel tempo hai consolidato o modificato attraverso l’esperienza e la crescita. La tua forza, il tuo equilibrio e il tuo successo dipendono in larga misura dal grado di consapevolezza che hai di te stesso e della tua identità. E parliamo di identità anagrafica, culturale, geografica, sociale e caratteriale. Questa conoscenza di te equivale ad avere una sorta di navigatore personale che ti indica sempre la giusta direzione, pronto a ricalcolare il percorso in funzione di tutto ciò che potrebbe farti cambiare rotta. Strumento potentissimo, non trovi?
Stesso identico discorso vale per un brand. E quando un brand ha piena consapevolezza e rispetto di se stesso, ottiene naturalmente riconoscibilità, identificazione, affetto e fedeltà. Una profonda conoscenza di sé consente a un brand, inoltre, di adeguarsi facilmente o addirittura anticipare cambiamenti, senza tradire la sua natura ed essenza, rimanendo sempre riconoscibile per il suo target.
Se fai questo tipo di lavoro introspettivo sull’identità della tua attività, sicuramente hai più possibilità di presidiare il territorio nella mente del tuo pubblico, rimanendo sempre libero di cambiare nel tempo senza per questo perdere un briciolo di riconoscibilità.
Come si arriva a questo grado di consapevolezza? Ci sono sicuramente più modi e metodi per arrivare allo stesso risultato, ma personalmente e professionalmente trovo che un validissimo supporto arrivi dalla teoria degli Archetipi.

Gli Archetipi: a cosa servono?
Prima di tutto: Che diamine sono gli Archetipi?
Gli Archetipi sono “tipi di individui” portatori di caratteristiche universali in termini di bisogni, desideri, obiettivi, aspirazioni e paure. Utilizzati in psicoanalisi per la prima volta da Carl Gustav Jung, entrano poi nel mondo del branding grazie a Margaret Mark e Carol Pearson, che spiegano come sfruttare il potere degli archetipi per conquistare clienti facendo leva sulle emozioni e sui bisogni primordiali da soddisfare.
Riuscire a ricondurre un brand a uno o più archetipi serve a:
- Rendere più diretta l’identificazione della marca con le persone;
- Creare una fortissima connessione fra motivazione del cliente e benefici del prodotto/servizio che la tua attività offre;
- Generare scambio di valore tra la tua attività e il tuo cliente: nasce così una vera relazione di fedeltà tra i due.
Ti sei mai chiesto perché, quando fai un acquisto, nella tua mente ricorrono i nomi di marche che influenzano la tua scelta finale e spesso questa scelta ricade proprio su una di queste marche? Lo studio degli Archetipi ti aiuta a diventare una di quelle marche che risiede nella mente dell’utente.
Gli Archetipi: i 4 gruppi.
Mark e Pearson organizzano i 12 archetipi junghiani in 4 differenti gruppi legati ai bisogni di:
Nel primo gruppo – quello del Cambiamento – rientrano gli archetipi che rappresentano la forza e il desiderio di superare i propri limiti e la convinzione che siamo noi stessi gli artefici del nostro destino e che, quindi, possiamo cambiare le cose e muoverci verso ciò che è migliore.
La parola chiave di questo gruppo è: Novità.
Il secondo gruppo – quello dell’Appartenenza – si basa sulla convinzione che la vita è meglio insieme, che siamo animali sociali e che sono più le cose che ci uniscono di quelle che ci dividono.
La parola chiave di questo gruppo è: Collettivo.
Il terzo gruppo – quello della Stabilità – rappresenta la concezione che possiamo coltivare e controllare il nostro ambiente al fine di servirlo e servirci. Possiamo, insomma, esercitare il nostro potere per migliorare il presente.
La parola chiave di questo gruppo è: Sicurezza.
L’ultimo gruppo – quello dell’Indipendenza – è fondato sulla motivazione di vedere le persone come singoli individui, indipendenti e autonomi, e al servizio della propria comunità. Questo gruppo amplifica il nostro desiderio di servire ed essere realizzati attraverso l’esempio per gli altri.
La parola chiave di questo gruppo è: Libertà.
Se l’argomento Archetipi ti incuriosisce, non fermarti qui e prosegui il percorso alla pagina Da 0 a Brand. Gli Archetipi legati al Cambiamento.
Se questo contenuto ti ha già fatto accendere qualche lampadina e desideri scoprire di più sulla tua Brand Identity, contattaci senza impegno!