Abbiamo mosso i primi passi nel percorso di costruzione (o ricostruzione) del brand: siamo partiti da dentro e poi abbiamo alzato lo sguardo; ci siamo posti le prime domande fondamentali e abbiamo iniziato ad avvicinarci al nostro pubblico con un po’ più di consapevolezza su chi siamo, dove vogliamo andare, come vogliamo arrivarci, insieme a chi e perché. Mica poco. Adesso che si fa?

In genere, questo è il momento in cui scoppia la voglia di fare. Questa spinta all’agire è molto sana: è espressione di entusiasmo e di desiderio di rendere tutto reale e concreto. Lo stato d’animo è quello giusto. Stiamo solo attenti a non fare passi falsi e bruciare le tappe: sarebbe un peccato giocarsi male un’occasione così importante!

A mente fredda

Arriva così, tra capo e collo, un nuovo don’t: non facciamoci prendere dall’ansia del fare, del dire, del produrre. Questo è un rischio a cui moltissime aziende sono vulnerabili: spesso, infatti, assistiamo a un’esplosione disordinata di cose, una sovraproduzione di segni, messaggi, contenuti che, però, genera confusione nel percepito del pubblico. L’ansia di essere presenti, di farsi vedere e far sentire la propria voce in ogni canale, contesto e occasione, se non è regolata e orientata da una strategia di brand e comunicazione, porta a un sovraccarico comunicativo confuso. Troppi messaggi, elementi, colori, segni, registri linguistici… un bel caos insomma. Cosa arriva di questo alle persone? Senso di disallineamento e disorientamento, fatica e percezione sfocata e confusa. Vogliamo questo per il nostro brand? Vogliamo compromettere la credibilità della marca e ledere la sua riconoscibilità? Certo che no.

 

Anche meno

Meno, facciamo meno. Se facciamo meno, riusciamo a raccontare di più e meglio. Ci vuole chiarezza, ci vuole un piano che sappia mettere a fuoco bene cosa e come. Ci vuole fermezza nel concepire una strategia consapevole e poi nel rispettarla, tutelando la forza e l’autenticità del brand. E qui tocchiamo un altro nervo scoperto. Quell’ansia del fare porta molto spesso le aziende a emulare altri brand, considerati fari assoluti nel mare magnum del mercato. Studiare questi brand e ispirarsi a loro è più che legittimo e, anzi, anche auspicabile. Copiarli però no; si finisce per diventare una brutta e goffa copia. Perdiamo la nostra identità, la nostra cifra e la nostra voce distintiva.

Copia-incolla è una scorciatoia da tastiera che più o meno tutti usiamo ogni giorno per velocizzare il lavoro. Qui però non funziona. E cosa funziona allora? Costruire e portare in giro l’identità del nostro brand, tutelando così la sua funzione primaria, ovvero quella di essere un punto di riferimento chiaro, forte e memorabile nella mente del pubblico.

Facciamo chiarezza, facciamo pulizia. Facciamo meno. Non serve dire e fare forsennatamente e dappertutto, seguendo trend e brand del momento. Se togliamo tutto ciò che è rumore di fondo, la nostra voce avrà modo di risuonare cristallina in tutta la sua bellezza e le persone la riconosceranno. Se togliamo la polvere del disordine, la nostra identità risplenderà e la nostra forza comunicativa moltiplicherà la sua efficacia. Se vogliamo essere incisivi, dobbiamo fare chiarezza e mettere a fuoco bene ogni atto comunicativo del nostro brand. Parliamo meno, ma raccontiamo di più.