Terzo e ultimo episodio della serie “I superpoteri di un designer”, che arriva in coda ai precedenti: Superpoteri 1 di 3, ovvero la capacità di sentire e cogliere ciò che passa sottotraccia, e Superpoteri 2 di 3, cioè saper vedere prima che le cose esistano, immaginare.
Lo abbiamo già detto e lo ribadiamo un’ultima volta: li chiamiamo superpoteri, per romanzare un po’ il racconto, ma l’intento non è sicuramente quello di ergere la figura del designer a supereroe. Parliamo, in ogni caso, di abilità speciali che non tutte le persone hanno.
Dunque sveliamolo: qual è il terzo e ultimo superpotere?

3 di 3: la mente elastica
Questo requisito è a ben vedere il più scientifico dei tre. Quando parlo di mente elastica, subito visualizzo la capacità del nostro cervello di plasmarsi e rimodellarsi in forme diverse. Proprio come facciamo con i nostri corpi, che possiamo scolpire grazie all’allenamento fisico quotidiano, allo stesso modo abbiamo la preziosa possibilità di far fare palestra al nostro cervello, sviluppandone i muscoli per farli poi lavorare alla massima potenza. Si parla proprio di neuroplasticità e con questo termine si intende l’abilità del cervello di modificare la propria struttura, la propria funzione e le sue connessioni in risposta agli stimoli interni ed esterni che riceve.
Le possibilità si presentano solo alle menti allenate e se la nostra lo è, sapremo riconoscere ogni opportunità, coglierle e trasformarle in bellissime occasioni di evoluzione e di progetto. Come si fa, allora, ad allenare il nostro cervello per avere una mente elastica?
Nutrimento quotidiano
La cosa più semplice da fare è nutrirlo. Alimentiamolo con ogni forma ed espressione di cultura e facciamolo continuamente, come azione di semina quotidiana. Dall’arte alla filosofia, dalla matematica alla psicologia, dal cinema alla musica, dalla lettura al teatro, dai viaggi ai dialoghi, dall’ascolto alla pratica.
Ci sono anche piccole azioni, piccolissime, che abbiamo smesso di fare, di cui invece il nostro cervello ha ancora fame. Prendere appunti scrivendo a mano, per esempio, è un ottimo allenamento alla portata di tutti. Un’azione tanto semplice che, se ripetuta, permette di accendere alcune aree del nostro cervello altrimenti destinate ad atrofizzarsi.
Il pensiero laterale
Questo, a mio avviso, è il vero segreto di un allenamento di successo per chi vuole fare del design la sua professione. Un buon progettista riesce a pensare in modo diverso.
Siamo soliti esercitare il pensiero lineare, che è quel processo mentale che porta a percorrere la via più breve, conosciuta e logica verso quella che ci appare come l’unica soluzione possibile a un problema. Una strada sicura e diretta. E, se vogliamo, anche scontata.
Il pensiero laterale, invece, ci porta a fare un percorso diverso e a considerare prima di tutto la possibilità che ci possano essere più soluzioni per ciascun problema. La maggior parte delle strade percorribili si palesano se e solo se prendiamo le distanze da quello che inizialmente ci appare l’unico percorso possibile, ovvero quello dove ci conduce il pensiero lineare. Come? Cercando elementi, intuizioni e spunti fuori dal dominio della conoscenza e dall’esercizio della logica. Cercando, quindi, punti di vista alternativi e strade non battute, procedendo senza bussola, ma fidandoci di ciò che sicuramente scopriremo lungo la via.
È un percorso più impegnativo, richiede sicuramente più energia e più tempo. Non è sicuro, perché ai blocchi di partenza non puoi scorgere dove sia il traguardo. Non è prevedibile. Ma questo suo lato misterioso e sconosciuto lo rende mille volte più intrigante e costellato di scoperte e sorprese senza fine. Una cosa è certa: arrivati al traguardo, il ventaglio di soluzioni che durante il percorso si sono aggiunte al bagaglio delle possibilità è infinitamente superiore, per quantità e qualità, a ciò che avremmo raccolto e offerto affidandoci unicamente al pensiero lineare. Impariamo allora a percorrere con fiducia i sentieri ancora da esplorare.